Karl Löwith, IL NICHILISMO EUROPEO, 2

Chi confronti il tentativo di Nietzsche di filosofare «con il martello», e quindi di intervenire negli eventi del suo tempo, con la speculazione dell’idealismo tedesco, noterà soltanto di¬stanza e opposizione. E pure, l’opposizione non è per nulla così radicale come può apparire a prima vista. In definitiva, la differenza sta nel fatto che Nietzsche ha anticipato con vo¬lontà e intenzione il corso della storia dell’Europa, mentre Kant, Fichte, Schelling e Hegel hanno elaborato delle idee che solo successivamente e indirettamente avrebbero influito sul¬la realtà tedesca, se si prescinde dai Discorsi alla nazione tede¬sca di Fichte e dalla cerchia rivoluzionaria dei discepoli di He¬gel. In quest’ultimo ambito storico-politico, H. Heine ha col¬to nella sua Storia della religione e della filosofia in Germania
le conseguenze politiche della rivoluzione spirituale che va da Lutero a Kant, e da questi a Hegel. (1) Hegel afferma: «Mi con¬vinco ogni giorno di più che il lavoro teorico realizza nel mon¬do più cose di quello pratico; una volta rivoluzionato il regno della rappresentazione, la realtà politica non vi resiste». (2) In questo spirito, Heine alla fine della sua Storia della filosofia tedesca ha tentato di aprire gli occhi ai Francesi sulla vera e pro¬pria rivoluzione che sarebbe potuta derivare dalla Riforma e dalla filosofia tedesca: «Mi sembra che un popolo metodico, quale noi siamo, abbia dovuto cominciare con la Riforma, so¬lo dopo di essa abbia potuto dedicarsi alla filosofia, e dopo aver portato questa a compimento, solo allora possa passare alla rivoluzione politica. Io trovo che questa successione è perfettamente razionale. Le teste che la filosofia ha utilizzato per riflettere possono essere, in un secondo tempo, fatte ca¬dere dalla rivoluzione, quali che ne siano i fini. Mentre la filo¬sofia non sarebbe mai stata in grado di servirsi di quelle teste se la rivoluzione, precedendola, le avesse tagliate. Ma voi, re¬pubblicani tedeschi, non abbiate paura; la rivoluzione tede¬sca non sarà più dolce e più mite per essere stata preceduta dalla critica kantiana, dall’idealismo trascendentale di Fichte, o addirittura dalla filosofia della natura. In grazia di queste dottrine si sono venute formando forze rivoluzionarie che aspettano soltanto il giorno in cui potranno scatenarsi e riem¬pire il mondo di orrore e di meraviglia. Si vedranno dei kan¬tiani che non vorranno sentir parlare di pietà, neppure nel mondo fenomenico, e che sconvolgeranno spietatamente con la spada e con l’ascia il terreno della vita europea, per estir¬parvi anche le ultime radici del passato. E si vedranno sulla scena dei fichtiani armati il cui fanatismo volontaristico non potrà essere frenato né dal timore né dall’egoismo; […] anzi, in un rivolgimento della società quegli idealisti trascendenta¬li sarebbero ancora più pertinaci dei primi cristiani, i quali sopportavano le sofferenze terrene per giungere alla beatitu¬dine celeste: perché l’idealista trascendentale considera vana parvenza anche i supplizi ed è irraggiungibile dietro i fortilizi del suo pensiero. Ma più terribili di tutti sarebbero i filosofi della natura che interverrebbero attivamente in una rivolu-zione tedesca, e si identificherebbero anche con l’opera di di-struzione. Perché se la mano del kantiano cade forte e sicura, dato che il suo cuore non è accessibile a sentimenti di venera¬zione per il passato; se il fichtiano sfida coraggiosamente ogni pericolo, perché per lui esso in realtà non esiste, il filosofo del¬la natura sarà terribile perché sa entrare in contatto con le po¬tenze primordiali, sa evocare le forze demoniache del pantei¬smo dei germani antichi, e perché nasce poi in lui quella vo¬glia di combattere che noi ritroviamo presso i germani, e che consiste nel combattere non per distruggere o per vincere, ma semplicemente per combattere. Il cristianesimo – e questo è il suo più notevole merito – ha in certo modo addolcito la bru¬tale smania di combattere dei germani, ma non riuscì a di-struggerla, e se mai un giorno andrà in pezzi quel talismano addomesticatore che è la croce, allora si risentirà di nuovo [… ] quella folle rabbia bellicosa di cui tanto parlano e cantano i poeti nordici. Il talismano è marcio, e verrà il giorno in cui an¬drà miseramente in pezzi. […] State in guardia, voi, Francesi, nostri vicini, e non immischiatevi in ciò che noi facciamo a ca¬sa nostra, in Germania. Potreste avere brutte sorprese. Guar¬datevi dall’attizzare il fuoco e guardatevi dallo spegnerlo. […] Per il vostro bene vi dico l’amara verità. Da una Germania li¬berata avete da temere più che da tutta la Santa Alleanza in¬sieme ai Croati e ai Cosacchi […] Non ho mai potuto capire quali siano esattamente le accuse che si rivolgono contro di voi. Una volta, in una birreria di Gottinga, un giovane tede¬sco dichiarò che bisognava vendicare Corradino di Svevia che i Francesi avevano decapitato a Napoli. Voi ve ne sarete certo dimenticati da un pezzo. Noi invece non dimentichiamo nien¬te. Come vedete, se mai una volta ci verrà voglia di attaccar briga con voi non ci mancheranno ragioni plausibili. Comunque vi consiglio di stare in guardia. Qualsiasi cosa succeda in Germania, vada al potere il principe ereditario di Prussia o il dottor Wirth, rimanete sempre armati […]. Lo dico per il vo¬stro bene, e mi sono davvero spaventato nel sentire, poco tem¬po fa, che i vostri ministri intendevano disarmare la Francia». (3)

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Karl Löwith, IL NICHILISMO EUROPEO

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